Disegnare Poligoni con Root RT1
Un’attività tra geometria, coding e creatività
Cosa succede quando la matematica incontra il pensiero computazionale? Con il robot educativo Root RT1 è possibile avvicinare gli studenti allo studio dei poligoni in modo pratico e coinvolgente. In questa attività, i bambini imparano a disegnare figure geometriche regolari programmando i movimenti del robot, sviluppando così competenze sia matematiche che digitali.
Gli studenti utilizzano il robot Root RT1 per comprendere le proprietà dei poligoni regolari – come triangoli, quadrati ed esagoni – e scoprono come gli angoli interni ed esterni si relazionano al numero di lati. Con i gruppi più grandi, l’attività si espande fino alla composizione di figure geometriche complesse e alla creazione di mandala con forme ripetute.
In quarta: capire i poligoni con il corpo, la mente e il robot
Abbiamo cominciato con i poligoni più semplici. Triangoli equilateri, quadrati, pentagoni: ogni figura diventava una sfida di calcolo e programmazione. I bambini hanno dovuto ragionare sull’angolo di rotazione, capire quanto “gira” il robot ad ogni cambio di direzione, e tradurre tutto questo in una sequenza di blocchi di codice.
Per un quadrato, ad esempio, hanno scoperto che il robot deve:
- Andare avanti per un lato
- Ruotare di 90°
- Ripetere il tutto quattro volte
Non è stato immediato. Qualcuno ruotava troppo, qualcuno non chiudeva il disegno… ma ogni errore diventava un’occasione per fare ipotesi, confrontarsi e correggere. La geometria diventava concreta, viva.
In seconda media: la geometria si fa arte
Con le classi seconde della scuola secondaria di primo grado, siamo andati oltre. Dopo aver ripassato insieme i poligoni regolari e i relativi angoli interni, abbiamo sperimentato figure più complesse: esagoni, ottagoni, decagoni… e poi mandala geometrici.
I ragazzi hanno lavorato in piccoli gruppi per progettare composizioni fatte di figure ciclicamente ripetute, studiando la rotazione completa del robot, la simmetria e la sovrapposizione. Il risultato? Disegni sorprendenti, armoniosi, a volte quasi ipnotici. E soprattutto: fatti da loro, con consapevolezza e precisione.
Al termine, ogni gruppo ha condiviso i propri risultati. Gli studenti hanno riflettuto su come cambiano gli angoli in relazione al numero di lati, osservando anche le difficoltà incontrate nella precisione e nella programmazione dei movimenti. È stato un ottimo spunto per introdurre concetti come la somma degli angoli interni e la rotazione totale nel piano.
Pensiero computazionale, ma non solo
In entrambi i contesti, quello che mi ha colpita di più è stato il modo in cui i bambini e i ragazzi hanno interiorizzato i concetti geometrici attraverso l’azione. Il robot diventava uno strumento per pensare, un alleato per visualizzare. Hanno imparato che un angolo non è solo un numero, ma un movimento, una direzione, un passaggio da un lato all’altro.
E nel frattempo, senza accorgersene, hanno anche:
- sperimentato l’algoritmo come procedura logica
- collaborato per trovare soluzioni
- osservato e corretto in autonomia il proprio lavoro
- Compreso in modo pratico la geometria dei poligoni
- Usato la matematica come strumento operativo
- Sviluppato il pensiero computazionale
Una proposta da ripetere (e variare)
Questa attività può essere adattata con facilità a diversi livelli scolastici. Si può proporre anche:
- con figure irregolari o astratte
- in collegamento con l’arte, creando disegni geometrici e simmetrici
- come punto di partenza per esplorare trasformazioni geometriche, simmetrie, rotazioni e traslazioni
- per la composizione di forme geometriche complesse
- come lavoro interdisciplinare con arte e educazione civica (ad es. “geometrie della città”)
Credo che esperienze come questa abbiano un valore doppio: insegnano contenuti e al tempo stesso allenano il pensiero. E poi, diciamolo… vedere un robot disegnare un ottagono è una soddisfazione che non ha prezzo.


