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L’albo illustrato come specchio: secondo incontro del TCC

Cosa succede quando un gruppo di insegnanti si ferma in silenzio davanti alla copertina di un albo, senza fretta di girare pagina? Succede che lo spazio si riempie di possibilità.

Ieri, il secondo appuntamento del Teachers’ Coffee Club, nella scuola in cui lavoro, ha avuto un respiro particolare. Se il primo appuntamento era servito a “rompere il ghiaccio” e a ritrovare il senso del nostro apprendere, ieri ci siamo immersi in un territorio magico e potentissimo: quello degli albi illustrati. Abbiamo, infatti, scelto di interrogarci su come l’albo illustrato possa diventare un dispositivo per allenare il nostro sguardo di adulti e professionisti, ma non lo abbiamo fatto da soli. Il cuore dell’incontro è stata l’intervista intensa e generosa a una nostra collega, che ha messo a disposizione del gruppo la sua profonda esperienza e la sua competenza pedagogica su questo tema.


Abbiamo iniziato con un piccolo esperimento di attivazione, quasi un gioco di specchi. Diversi albi disposti sul tavolo con un unico compito: risuonare nell’osservatore. Ognuno ha lasciato una traccia di sé con una semplice parola evocata dalla copertina. Un semplice esercizio di riflessione personale.

È stata la prova tangibile di una verità che spesso dimentichiamo nella frenesia della programmazione: ogni lettore vede qualcosa di diverso. Non esiste un’interpretazione univoca, né per noi né per i nostri alunni. L’albo non è un contenitore di risposte, ma un generatore di domande e di soggettività.

Il cuore dell’incontro è stato però l’intervista alla nostra ospite, la mia super collega Milena che, anche grazie ai suoi recenti studi di Master, ci ha aiutato a guardare oltre la superficie della pagina. Grazie al suo contributo, abbiamo esplorato l’albo come uno spazio di libertà didattica, uno strumento pedagogico capace di aprire varchi di pensiero critico anche su temi complessi.

L’intervista ci ha permesso di scendere in profondità. Abbiamo parlato di come l’albo possa allenare lo sguardo dell’adulto, di come le immagini parlino a livelli che le parole spesso non raggiungono e di quanto sia importante, per noi docenti, mantenere viva la capacità di meravigliarci.

Ci siamo detti che l’albo non serve a “spiegare un concetto”, ma a creare un’esperienza estetica e riflessiva. È un ponte: tra il bambino e l’adulto, ma anche tra noi colleghi, quando accettiamo di condividere la nostra vulnerabilità davanti a una storia.

Voglio ringraziare di cuore Milena che ha accettato di mettersi in gioco. La sua competenza, maturata con passione e studio, è diventata un dono per tutti noi. È questo, per me lo spirito del Coffee Club: uno spazio dove le eccellenze che abitano la nostra scuola possano emergere e circolare, lontano dalla formalità di una cattedra e vicino al calore di un caffè condiviso.

Siamo usciti dall’incontro con una consapevolezza rinnovata. Portare un albo in aula non significa solo leggere una storia ad alta voce; significa creare un campo di ascolto dove ogni bambino possa sentirsi autorizzato a vedere la “sua” parola, la sua personale verità.

É anche questo che vorrei diventasse il TCC: un grande albo illustrato, dove ogni docente aggiunge un segno, un colore, una parola, costruendo una narrazione collettiva che profuma di cura e di futuro.


E tu? Prendi il primo libro illustrato che hai sottomano, guarda la copertina e scrivi la tua “prima parola” nei commenti. Scopriamo quante storie diverse possono nascere da un’unica immagine.

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