Giornata dell’insegnante

“Mai più senza maestri” – pensieri su un mestiere necessario

“Mai più senza maestri. Non perché i maestri siano migliori, più intelligenti, più sapienti degli altri. Ma perché insegnano la cura, il dubbio, la ricerca.”
Gustavo Zagrebelsky

C’è una bellezza profonda nel modo in cui Zagrebelsky parla dei maestri. Non come figure ideali o perfette, ma come presenze necessarie, radicate nella vita, nel tempo, nei legami. Figure capaci di restare e accompagnare. Figure che mancano, quando non ci sono.

E proprio da qui, da questo pensiero, ho deciso di partire per dire qualcosa sulla Giornata dell’Insegnante. Non per celebrare me stessa, né la categoria, ma per provare a raccogliere qualche pensiero sparso e sincero su questo mestiere che a volte sembra sfuggire anche alle nostre stesse definizioni.

Il mestiere difficile di insegnare

Insegnare è difficile. Lo è oggi, in un tempo che chiede velocità, efficienza, immediatezza. E noi invece lavoriamo con i tempi lenti della crescita, con le sfumature dei caratteri, con gli spigoli dei giorni storti.
Siamo lì dove si intrecciano le storie, dove si prova a costruire significati, anche quando manca il silenzio, il tempo, lo spazio.

Fare l’insegnante significa spesso tenere insieme il visibile e l’invisibile: il programma e la persona, la valutazione e la cura, l’obiettivo e la relazione.

Colleghe come ancore

Una delle ricchezze più grandi di questo lavoro, per me, sono le colleghe. Le mie colleghe, le mie “compagne di viaggio”: con loro si divide tutto, idee, dubbi, successi e stanchezze.
In una scuola vera non si è mai davvero soli. Le colleghe sanno quando serve una parola in meno, un caffè in più, una risata salvifica prima del rientro in classe. Senza questa rete silenziosa e preziosa, non so come si possa durare a lungo.

Tra scuola e famiglia: il terreno delicato

Il rapporto con le famiglie è spesso il punto più fragile. Ci si muove tra aspettative, paure e visioni diverse. E se non c’è fiducia, tutto si fa più complicato.
Ma quando si riesce a costruire un’alleanza autentica, tutto cambia. Il nostro lavoro si illumina di senso condiviso.

Una scuola con più maestri (per tutti)

Zagrebelsky ci ricorda che la parola “maestro” non è una bandiera da sventolare, ma una tensione etica, civile, umana. È il bisogno di qualcuno che sappia indicare strade senza imporsi, che sappia restare presente anche nel silenzio.
Credo che tutti, bambini e adulti, abbiamo bisogno di maestri. E anche noi insegnanti, nel nostro piccolo, abbiamo bisogno l’uno dell’altro.

Oggi è la nostra giornata. Forse non la festeggeremo, forse sarà una giornata come tante. Ma, in fondo, anche questo è il bello della scuola: essere dentro le cose, non sopra.
E se ogni tanto ci fermiamo a guardarci attorno possiamo ancora dircelo: questo mestiere, pur con tutta la sua fatica, continua ad avere senso.

Buona Giornata dell’Insegnante a chi resiste, a chi si prende cura, a chi non smette di crederci. Anche quando è difficile.

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