Il Cantiere della Meraviglia
Oltre il magazzino: cronache di una metamorfosi
C’è un momento preciso, nella progettazione di uno spazio, in cui la visione sfida la realtà.
Quel momento, per la biblioteca, è arrivato a gennaio, poco dopo l’insediamento del nuovo consiglio.
Se i mesi autunnali erano stati quelli dell’emozione e dell’incontro, l’inizio del 2025 è stato il tempo delle mani che si sporcano e delle scelte coraggiose.
Liberare lo spazio per liberare il pensiero
Quando abbiamo aperto le porte della biblioteca, sin dalla prima volta, ci siamo trovati davanti a un labirinto di “non-luoghi”. Più che una biblioteca, infatti, erano magazzini, depositi di memorie polverose, stanze stipate dove il superfluo aveva preso il sopravvento sul necessario. Inpraticabili, chiusi, muti.
La nostra prima operazione è stata un totale ripensamento, un completo cambio di visione, per trasformare un “magazzino soffocante” in un luogo caldo, accogliente, famigliare, che potesse essere d’ispirazione a chi varcava la soglia.
Siamo partiti dalla sottrazione. Abbiamo svuotato, selezionato, spostato. Non è stato solo un lavoro di fatica fisica, ma un esercizio pedagogico: ogni oggetto rimosso faceva spazio a una nuova possibilità di movimento, di luce, di respiro.
Il nostro obiettivo non era certo cancellare il passato con un colpo di spugna, ma di riabilitarlo, di dargli nuova linfa.
Abbiamo guardato i vecchi spazi con occhi nuovi:
- Scaffali alti e pesanti sono stati spostati per creare corridoi di scoperta o zone di confine.
- Angoli dimenticati sono stati illuminati non da grandi investimenti, ma da una nuova intenzione.
- Il “fai-da-te” come linguaggio: abbiamo aggiunto pochi elementi decorativi ma densi di significato. Piccoli acquisti mirati per dare calore, poltrone per invitare alla sosta, tappeti per definire gli spazi.
Tre stanze, tre mondi
La sfida non era solo “pulire”, ma dare un’identità precisa a ogni metro quadrato, affinché lo spazio stesso potesse parlare ai diversi linguaggi dell’infanzia e dell’età adulta seguendo una geografia dell’accoglienza.
Abbiamo diviso l’esistente per moltiplicare l’efficacia:
La Stanza dei Piccoli: il nostro orgoglio.
Un ambiente caldo, dove i libri sono ad altezza di sguardo e di mano, pensato per essere abitato a piedi scalzi.
Per i più piccoli (0-6 anni) abbiamo voluto creare un ambiente che fosse un invito esplicito alla sosta. Abbiamo eliminato la barriera del “tavolo e sedia” tradizionale, privilegiando la dimensione a terra grazie ad un grande tappeto di prato sintetico.
Gli scaffali sono stati riconfigurati per essere ad altezza di bambino. Alcuni libri sono esposti frontalmente (metodo front-facing), perché per un bambino la copertina è l’uscio di una casa: deve poterla vedere per decidere di entrarci.
Il Porto dei Ragazzi: uno spazio per la ricerca, dove l’ordine invita all’autonomia.
La stanza dedicata alla fascia 7-13 anni è stata pensata come un luogo di transizione e scoperta. Qui al posto di un vecchio laboratorio di informatica è nato un nuovo ordine dinamico. Abbiamo creato zone per la lettura individuale e tavoli per la ricerca di gruppo. Abbiamo riorganizzato i generi non solo per codici numerici, ma per “isole tematiche” che risuonano con i loro interessi. Lo spazio invita a muoversi in autonomia, a diventare esploratori del sapere.
Il Salotto degli Adulti: per ricordare che la biblioteca è un diritto di tutti.
Troppo spesso le aree per adulti nelle piccole biblioteche sono grigie e puramente funzionali. Noi abbiamo voluto restituire dignità al tempo della lettura adulta. Abbiamo trasformato la stanza centrale in un salotto. Pochi arredi ma scelti con cura, recuperando sedute esistenti e valorizzandole con una disposizione che favorisce il silenzio ma anche lo scambio sussurrato e la condivisione. È il luogo dove i genitori possono sostare mentre i figli si godono le letture, dove i nonni possono sfogliare il giornale, dove la comunità può ritrovarsi, magari sorseggiando una bevanda calda preparata nel nostro piccolo coffe corner.
È il segno che la biblioteca è nelle nostre intenzioni un cuore pulsante e pensante di tutto il paese.
Mentre lavoravamo in quel cantiere silenzioso, sapevamo che non stavamo solo spostando mobili. Stavamo preparando il palcoscenico per un nuovo modo di vivere il paese.



