Il richiamo delle radici
Come una lettura d’autunno ha riacceso una biblioteca
C’è un filo invisibile che ci lega ai luoghi in cui siamo nati, un filo che a volte si tende ma non si spezza mai. Quel filo, in un giorno d’autunno, in un lampo mi ha riportata a casa, nel mio paese, non per una semplice visita, ma per una sfida che profumava di carta e di foglie secche.
Tutto è iniziato in un pomeriggio di ottobre. Insieme alla mia fantastica collega Milena, e grazie alla collaborazione della biblioteca comunale, abbiamo deciso di portare la magia della lettura ad alta voce fuori dalle solite mura, dritta nel cuore di una manifestazione di paese.
Non servono grandi palchi per incantare. Con Milena abbiamo creato un allestimento “selvaggio” ma di grande impatto: pochi elementi, i colori caldi dell’autunno, qualche tappeto e, naturalmente, una selezione ricca e curata di albi illustrati. Era un’architettura effimera, fatta di sguardi e attesa, pensata per accogliere chiunque volesse fermarsi.
Ci aspettavamo solo un piccolo gruppo di curiosi. Invece, l’affluenza è stata incredibile. Ma la vera sorpresa non è stata solo il numero dei bambini, ma anche la partecipazione degli adulti rapiti dal ritmo delle parole e dalla bellezza delle immagini, in un ascolto che sapeva di sete arretrata.
In quel momento abbiamo capito una cosa fondamentale: il bisogno di storie è universale. La lettura ad alta voce non è “una cosa per bambini”, è un rito di comunità. È un modo per fermare il tempo e ritrovarsi umani, insieme.

Spesso pensiamo che per “fare cultura” servano grandi budget o eventi mediatici. La verità è che serve presenza. Serve qualcuno che dica: “Io leggo per voi, sediamoci insieme”.
Quell’entusiasmo inaspettato è stato la scintilla per dare vita ad un nuovo grande progetto, una nuova avventura che mi vede tornare a casa con occhi diversi, pronta a trasformare quella che era una “custodia di libri” in un’officina di sogni.


